Come non studiare

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Tutti, a scuola, impariamo come fare a studiare: c’è chi la teoria la applica chi invece no, ma in linea di massima, almeno cosa significhi, lo sanno tutti. Succede poi che una persona supera la maturità e si trova all’università, nel caso in cui decida di proseguire gli studi, e succede che si diventa più autonomi.

Sono una studentessa universitaria da ben due anni ormai, mi avvicino alla fine della mia carriera scolastica, eppure mi sembra di aver disimparato a studiare. Non so perché, ma quando ero più piccola e sicuramente avevo meno voglia di studiare tutte quelle materie odiose che al liceo si è obbligati a considerare, ero più brava.

Come non studiare? Per prima cosa non bisogna studiare stando sul letto. È una tragedia, ultimamente, poi, finisco per addormentarmi ogni 10 minuti con il libro sotto la faccia, mi è ricapitato di svegliarmi con le parole che avevo scritto a penna sui miei appunti stampate su una guancia. È imbarazzante e soprattutto si viene subito beccati dai genitori.

Non bisogna studiare neppure con lo smartphone o il tablet accanto, perché alla minima notifica si perde la concentrazione. Materassi memory prezzi speciali, clicca qui e immediatamente la mia mente inizia a pensare a quanto sarebbe meglio dormire su un materasso così e si appesantisce, diventa assonnata e non apprende più.

Non bisogna neanche studiare mentre si mangia, evidentemente, perché ho una pagina del mio quaderno degli appunti completamente appiccicosa di marmellata o Nutella, e la lascio lì a ricordarmi di quanto ami procrastinare anziché arrendermi al mio dovere. Solo che anziché ribadirmi i miei doveri, più che la guardo e più che mi viene fame. Sono un caso disperato? Qualcuno mi dica che è normale finire in queste condizioni dopo anni di studio, per favore, mi sembra di essere un’adolescente universitaria irrecuperabile!

Me VS Tecnologia

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Non so se è una cosa comune, ma penso di sì: succede di avere una passione nei confronti di qualcosa ma di rendersi conto, col tempo, di non essere ricambiati. Avete presente quelli che amano cantare ma sono stonati? Intendo esattamente quello.

Ecco, io amo la tecnologia e tutti quegli aggeggi ultraspettacolari che si portano al polso o in tasca, in forma di tablet o smartphone. Solo che la tecnologia non ama me, ormai è un dato di fatto, se un tempo potevo considerarla un’ipotesi: i miei smartphone si rompono dall’oggi al domani, da soli, senza nessun motivo apparente.

Peggio è quando sono io a infilarci le manacce e a renderli inutilizzabili, credo che il termine giusto sia brickare, ovvero rendere un qualcosa che un tempo funzionava, simile più a un mattone. Ora sto seguendo le novità del Galaxy S7 perché mi sa proprio me lo prenderò, sperando di non doverlo buttare dopo pochi mesi.

Ho avuto un iPhone 6 per due mesi, penso di aver battuto ogni record: dopo due mesi ho dovuto venderlo su Ebay come parti di ricambio, dato che non si accendeva più. Mi ero informato nel web e avevo visto che si poteva fare il jailbreak, una specie di modifica interna al sofwtar per avere più funzionalità. Il problema è che, come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

E infatti, come volevasi di mostrare, ci ho provato, ho fallito e ho buttato via 800 euro di telefono nuovo di zecca. Ho provato a farlo resuscitare da tecnici e amici cervellotici, ma non c’è stato nulla da fare. Nello scontro contro la tecnologia, durante il quale io provo ad ammaestrarla, vince sempre la tecnologia, ormai è un dato di fatto che devo accettare e al quale devo abituarmi.

Giro al centro commerciale

negozi_centro_commerciale

negozi_centro_commercialeSono andata a fare un giro al centro commerciale sabato scorso, con una mia cara amica che non vedevo da un po’. Ne hanno aperto uno nuovo qua vicino casa mia, è abbastanza grande considerato che non abito in una grossa città ma in una cittadina che conta ben pochi abitanti.

Volevamo passare un po’ di tempo insieme, dato che era un po’ che non facevamo una giornata delle nostre, a spasso per negozi a fare shopping e a parlare del più e del meno. Soprattutto, in un centro commerciale c’è fresco e con il caldo degli ultimi giorni ci è sembrata una manna.

Ho comprato un po’ di vestiti, perché il mio guardaroba è davvero triste e pessimo, ma sinceramente non li ho neppure provati. Chi aveva voglia di stare in fila ai camerini per provare un paio di normalissimi jeans classici?! Ho preso poi qualche maglietta e un vestito che non so se indosserò mai, non mi ci vedo coi vestiti troppo fru fru, sono un po’ un maschiaccio, lo devo ammettere 😀

Dovevo anche andare a vedere una stampante nuova, ché la mia mi ha abbandonata dopo anni di onorata carriera e costa più aggiustarla che ricomprarla. Ho visto un po’ di modelli, appena ho tempo (e voglia) darò un’occhiata su Amazon per vedere se posso risparmiare qualche soldino e comprarla a un prezzo più scontato.

Ho visto, per la prima volta dal vivo, uno di quei robottini per pulire il pavimento, l’aspirapolvere robot Roomba 780 e quasi quasi…sto seriamente pensando di prendermene uno, perché a me pulire piace ben poco, come credo a tutto il resto del mondo. Se quel coso può farlo al posto mio, potrebbe diventare il mio migliore amico!

Abbiamo poi preso un milk shake, che non mangiavo da almeno dieci anni, e cavolo, è davvero una cosa buonissima, devo imparare a prepararli a casa e nutrirmi praticamente solo di loro!

Nuovo lavoro, nuova casa

Ecco, ci siamo e lo sapevo che il giorno sarebbe arrivato: a lavoro mi trasferiscono e mi danno un’altra casa vicina alla nuova sede. Non ci voglio pensare, un altro trasloco! Io se c’è una cosa che odio è traslocare, considerata quanta roba accumulo e quante poche cose butto via quando non mi servono, la situazione è abbastanza tragica.

Mi mandano in serata le fotografie del nuovo appartamento, che mi hanno assicurato sarà molto più bello e spazioso di quello in cui vivo adesso, che per le mie necessità è più che valido. In casa siamo io e Pollon, la mia gatta, un luogo più grande nel quale vivere mi servirà davvero?

Ma non è che abbia molta scelta, il trasferimento è previsto tra tre mesi e quindi devo – o posso – già iniziare a portare le mie cose nella nuova casa e sistemarmi piano piano. Lo so che mi ritroverò come sempre con l’acqua alla gola, è pur sempre il mio marchio di fabbrica arrivare in ritardo e rischiare di non farcela a far tutto.

Comunque appena me lo hanno comunicato, a casa, ho guardato tutti gli oggetti al suo interno con occhi diversi, con gli occhi della disperazione. Ho un armadio in noce, che penso potrebbe pesare come una decina di persone che si abbracciano, e come lo sposto da lì? Dovrò anche togliere tutto quello che c’è al suo interno, e se mi preoccupo c’è un motivo. Io non ho idea di cosa ci sia là dentro! Ho accumulato talmente tante cose negli anni, che non mi ricordo neanche più dove (e perché) le ho messe.

Oppure il tapirulan, come lo porto giù per le scale, avendolo al secondo piano? Non voglio contattare un servizio di traslochi, ma ho paura che sarà l’unica soluzione plausibile. Potrei raccattare tutti gli amici e obbligarli ad aiutarmi, ma non penso saranno molto felici di questa opzione.

Un punto in più per il mio ristorante preferito

Con la nuova staffa tv il mio ristorante preferito ha risolto anche il problema della visibilità del grande televisore a schermo piatto dal secondo stanzone.
Infatti, fino ad oggi, nel secondo stanzone non si riusciva mai a vedere bene la televisione perché quest’ultima era posta troppo in basso e quindi la visibilità non era ottimale rispetto a quella che si aveva nel primo stanzone.
Ora tutto questo non è più un problema perché il televisore è stato messo più in altro.
L’audio invece ha sempre funzionato perché con un gioco di casse collegate in serie, il sonoro arrivava perfettamente in tutte e due le stanze.

Ovviamente quando si va a ristorante non è solito andare per vedere la televisione. Si va, come da sempre, per mangiare, assaggiare i piatti tipici, le particolarità, bere del buon vino; insomma, si va per godersi un po’ una cena buona e diversa dal solito e per passare parte della serata.
In quanto a buona cucina garantisco che è tale. Sono un buona forchetta e quindi esigente.
Però la televisione diventa importante quando vengono trasmesse le partite di calcio del campionato o delle coppe europee.
Visto che vengono trasmesse dalle pay-tv e non tutti ce l’hanno, ma soprattutto il sabato sera, se si va a cena fuori non è possibile vedersi la partita, allora ecco che il ristorante che fa vedere il match è una meta ambita. Poi se il rapporto qualità/prezzo è ottimale, allora il gioco è fatto.
Vedere la partita mangiando ottimo cibo è anche una motivazione ulteriore per stare in compagnia e divertirsi con gli amici.
Anche i rapporti sociali sono importanti.

Ora, questo ristorante che già preferivo, lo preferisco ancora di più.
Devo ammettere in realtà che a furia di andarci a mangiare mi sono fatto amico il proprietario e quindi ogni volta che io e i miei amici prenotiamo il tavolo la sera che ci sta una partita, lui cerca sempre di piazzarmi nel primo salone, dove l’immagine si vedeva bene. E devo dire che ci riusciva spesso a trovarci il tavolo libero in quello stanzone. Ma credo sia normale, essendo lui il proprietario.

Ora tutto questo non è più necessario.
Io mi accontento anche del secondo stanzone.
L’immagine si vede bene anche da lì, da oggi.
Schermo enorme e televisore più alto.
Le recensioni positive si ottengono anche da questi piccoli accorgimenti, senza ombra di dubbio.
E col cibo ottimo – che è la prima qualità che un ristorante deve avere, e questo ce l’ha – tutto è ancora più piacevole.

Il sollievo di una granita al cocomero

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La calura estiva è qualcosa di insopportabile. Ad agosto soprattutto.
Quella delle prime ore del pomeriggio poi ti fa assaporare il fuoco dell’inferno.
Se provi ad uscire ti tocca cercare l’ombra. Ma pure l’ombra è calda.
Allora o si cercano fonti di acqua fresca o si rimane in casa col condizionatore acceso. Ma pure il condizionatore consuma corrente e quindi non si può farlo funzionare in continuazione.
Quindi si passano infiniti minuti a boccheggiare come pesci fuori dall’acqua; si passano ore a cercare ossigeno fresco.

Vada per una bibita fresca allora! Mi è rimasta solo quest’ultima chance.
Però ci vorrebbe qualcosa di veramente ghiacciato.

Apro il frigorifero. Ci sono bibite fresche, ma nulla di realmente ghiacciato.
Poi noto che è avanzato ancora un po’ di cocomero.
Mi viene l’illuminazione.
Mi faccio una granita!

Taglio una bella fetta di cocomero ed inizio a farlo a cubetti che poi vado a depositare dentro ad un piattino. Mentre faccio il cocomero a cubetti, pian piano tolgo tutti i semini duri e gli ossicini che caratterizzano questo frutto.
Poi apro la dispensa e prendo il frullatore.
Ricordo quando andai a comprarlo.
Era il miglior frullatore in commercio in quel momento. Comprai il migliore perché era un arnese domestico che mi mancava e ne avevo urgente bisogno; poi solitamente, quando faccio acquisti, punto molto alla qualità, pensando ai futuri riusi. E un prodotto di qualità permette tanti riusi.

Comunque, prendo il piattino con i quadratini di cocomero e li metto tutti dentro il frullatore.
Poi apro il congelatore e prendo alcuni cubetti di ghiaccio.
Metto anche quelli nel frullatore insieme ai cubetti di anguria.
Dopodiché verso nel contenitore un po’ di acqua del lavandino.
Sarebbe opportuno metterci l’infuso di qualche pianta, tipo la menta, per dare più gusto e freschezza. Ma oggi non ne dispongo e quindi mi accontento solo del gusto del cocomero. E non è comunque da sottovalutare.

Non ci aggiungo lo zucchero nel frullatore perché c’è l’anguria che è già dolce per conto suo e zuccherarla ulteriormente non è una buona idea. Poi la granita diventa troppo dolce.

Una volta che tutti gli ingredienti sono nel frullatore, lo chiudo col coperchio ed inizio a frullare. Prima lentamente, poi aumentando sempre di più la velocità per arrivare ad una velocità massima e scalarla di nuovo pian piano.
Mentre il motorino del frullatore gira ed urla, io assaporo già nella mia bocca la granita.
Non sto più nelle papille gustative.
Ho ottenuto la consistenza che volevo.

Verso la granita in un bicchiere e la bevo.
Un sollievo immediato!

Ripongo poi il liquido rimasto in un contenitore di vetro e lo metto in frigo, pronto per essere bevuto al prossimo attacco di calura.

Un baule pieno di ricordi

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Ieri sera stavo ripulendo la soffitta, liberandola dalle cianfrusaglie un tempo utili, ma ormai inutili e dalle cose vecchie.

E sono state proprio le cose vecchie che mi hanno indotto a fermare la liberazione della soffitta, bloccandomi il pensiero sui ricordi impolverati di quando ero bambino.

Sì, perché mentre spostavo gli oggetti da buttare da quelli che sarebbero potuti ritornare utili, mi ha rapito lo sguardo un grande baule.

Appena adocchiato questo baule l’ho aperto e mi è subito balzata all’occhio una vecchia radio rotta, smontata in parte, quindi probabilmente non funzionante. Era una di quelle radio vecchie, di quelle più o meno d’epoca, a valvole.

Nel baule c’erano vecchi oggetti della nonna coi quali io giocavo quando ero bambino, in piena fase infantile, quando andavo a stare proprio a casa sua.

Tutti gli oggetti contenuti nel baule hanno da sempre instaurato in me un senso di sana curiosità. Con alcuni di essi ci giocavo, altri mi passavano casualmente sotto gli occhi da sembrarmi indifferenti, ma indifferenti poi non lo erano perché anche da adulto ce li ho ancora impressi, altri ancora mi piaceva solo osservarli, rigirarmeli tra le mani e poi riporli dove li avevo presi.

Ho dei ricordi legati proprio a quella vecchia radio a valvole. Ricordo infatti che già quando ero bambino funzionava poco e male. Allora con vari cacciaviti mi divertivo a fingere di ripararla. La cosa bella è che poi ero convinto davvero di ripararla perché sentivo che funzionava; uscivano musica e parole. Ma col senno di poi è palese che quel funzionamento era dovuto solo a casuali funzionamenti di una radio decrepita.

Continuando ad esplorare questo prezioso baule, colmo di ricordi concreti che hanno assunto le forme dei vecchi oggetti lì dentro, prendo tra le mani un vecchio ferro da stiro grande, totalmente in ferro, pesante. Immagino la difficoltà che si poteva avere nel manovrarlo per stirare. Ma d’altronde a quei tempi c’erano donne di altra tempra. Valeva anche per gli uomini, ovviamente. Erano tempi diversi. Me lo ricordo quel ferro da stiro. Quando ero piccolo mia nonna lo usava ancora. O meglio, credo che lo usasse. Non l’ho mai vista stirare, ma ho sempre visto quel vecchio ferro da stiro a caldaia sopra la stufetta a legna a scaldare. Probabilmente mia nonna scaldava l’acqua nella caldaia e il ferro stesso, visto che era di pesante ferro battuto. All’epoca doveva essere tra i migliori ferri da stiro con caldaia, visto che il ferro era lavorato finemente ed egregiamente, con ogni minimo particolare curato a dovere.

Alla fine dell’esplorazione dei vecchi oggetti di mia nonna contenuti e dimenticati nel baule – fino al momento in cui non li ho riscoperti – ho deciso di smettere di sgomberare la soffitta. Ho deciso che quegli oggetti non li avrei buttati, o almeno non subito. Avrei prima dovuto metabolizzare il fatto di buttare la concretezza dei ricordi, accontentandomi solo di quelli astratti che si faranno via via sempre più nascosti, quasi dimenticati, nella mia mente.

Fasciatoio: come organizzarlo

Il fasciatoio per il nostro bambino, oltre a dover essere sicuro e stabile, deve essere anche molto efficiente. Per questo motivo è importante seguire qualche piccolo consiglio per avere un’organizzazione impeccabile, che permetterà al nostro bambino di avere le cure necessarie in tempi ottimizzati e in totale sicurezza. Per prima cosa scegliere il fasciatoio giusto può essere abbastanza difficoltoso, considerati quanti modelli esistono in commercio e di quante tipologie differenti, ma una volta presa una decisione e acquistato il miglior fasciatoio per le nostre esigenze è necessario organizzarlo in maniera funzionale.

1 – Lo spazio. Lo spazio per il fasciatoio deve essere scelto con molta cura. Nel corso del tempo, infatti, sarà probabilmente necessario acquistare modelli sempre differenti per garantire al piccolo lo spazio e il comfort giusti sui quali contare durante il bagnetto e il cambio. Decidere di posizionare un fasciatoio a mobiletto in uno spazio molto ristretto potrebbe essere un problema man mano che il bambino cresce, lo stesso discorso vale anche per la scelta di un modello molto piccolo, diciamo giusto per le sue dimensioni. Abbondare in questo caso è sempre meglio, ma soprattutto è sempre più sicuro, dato che tanto più spazio il piccolo avrà a disposizione, tanto meno probabilità di cadere ci saranno anche se si muoverà.

2 – L’occorrente. Doversi spostare troppo, anche se all’interno della stessa stanza, per prendere i pannolini, la crema o la soluzione fisiologica per il naso è sempre molto sconsigliato. Un bambino molto piccolo si muove molto e deve essere sorvegliato in ogni istanti per evitare che si faccia male. E’ sempre meglio, dunque, avere tutto a portata di mano, o scegliendo un fasciatoio a mobiletto, con cassetti inclusi, o adottando delle sacche da appendere con scompartimenti nei quali inserire tutto il necessario. In questo modo oltre a essere meno frustrante e più sicuro per il bambino, sarà molto più semplice cambiarlo anche per i genitori.

3 – Divertimento. Un consiglio che vogliamo dare alle mamme e ai papà che stanno pensando a come organizzare la zona fasciatoio, riguarda un piccolo trucchetto non indispensabile, ma molto efficace. Se il bambino si annoia durante l’applicazione della crema o durante il cambio del pannolino, distrarlo fornendogli un po’ di divertimento è una soluzione molto buona. Mettere intorno al fasciatoio qualche gioco o posizionare una giostrina, di quelle che stanno sulle culle, aiuta il bambino a divertirsi, a non annoiarsi, in alternativa cantare una canzoncina al piccolo potrebbe essere un’altra ottima soluzione.

Oltre a questi tre brevi punti, vi consigliamo anche di considerare l’idea di avere già pronti i vestitini da fargli indossare, messi vicini al fasciatoio. Molti fasciatoi a mobiletto consentono di avere tutto lo spazio a sufficienza, altrimenti è sufficiente appoggiarli o appenderli vicini a noi, in modo da poterli prendere stendendo un braccio. In pochi semplici passi sarà molto più facile cambiare il bambino in sicurezza (grazie anche all’esperienza) e avere una perfetta e organizzata zona fasciatoio.